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Siamo abituati a pensare che l’unicità della specie umana risieda nella capacità di parlare. Tuttavia, molti ricercatori sostengono che ciò che distingue l’uomo dagli altri animali non è il linguaggio, bensì la comprensione e l’uso dei segni. Ma cos’è un segno? La definizione classica parla di “qualcosa che sta per qualcos’altro, a qualcuno, in qualche modo”. I semiotici distinguono tra icone, segni che hanno una somiglianza fisica con ciò che rappresentano (per esempio una fotografia); indici, segni che hanno una corrispondenza di fatto con i propri referenti (per esempio il fumo per il fuoco); simboli, segni in cui la relazione con gli oggetti è del tutto arbitraria e stabilita da convenzioni (per esempio il colore rosso per indicare pericolo). Naturalmente, la capacità di comprendere e utilizzare i tre sistemi presuppone abilità cognitive differenti. I ricercatori del progetto SEDSU hanno indagato le diverse modalità di uso dei segni in adulti e bambini di diverse nazionalità sia nella fase pre-linguistica sia con ritardo linguistico, e in primati non umani (cebi dai cornetti e scimpanzé), e identificato i diversi stadi di sviluppo e di evoluzione di questa abilità. I ricercatori dell’Unità di Primatologia Cognitiva e Centro Primati dell’Istc-CNR hanno provato l’esistenza di capacità simboliche nei cebi dai cornetti grazie a esperimenti sulla percezione, l’uso di tokens e la comprensione di video.

I cebi alle prese con gli oggetti e le loro fotografie

La fotografia è il segno iconico per eccellenza. Con una serie di esperimenti, i ricercatori del CNR hanno dimostrato che i cebi sanno riconoscere la relazione che lega un oggetto alla sua fotografia, pur sapendo che si tratta di due cose distinte. Inoltre, sono in grado di associare a un oggetto la sua rappresentazione bidimensionale anche quando quest’ultima non è un’immagine fedele ma più “astratta”, per esempio un bianco e nero o una sagoma.

I cebi e i tokens

Un token è un qualsiasi oggetto, per esempio una fiche da gioco, che ha una relazione arbitraria con qualcos’altro, per esempio un pezzo di cibo. In questo senso, i tokens possono essere considerati simboli a tutti gli effetti. I ricercatori del CNR hanno condotto alcuni esperimenti per scoprire se i cebi sono in grado di comprendere le proprietà simboliche di un token e, proprio in virtù di queste, utilizzarli per compiere scelte “economiche” intelligenti. Facciamo un esempio: imparate che a una fiche gialla corrisponde un’uvetta e a una fiche rossa tre uvette. Se vi chiedessero di scegliere tra i due tokens, come vi comportereste? Probabilmente, se vi piacciono le uvette, optereste per la fiche rossa. E tra quattro fiches gialle e una rossa? Facendo due calcoli, forse le prime. I cebi ragionano nello stesso modo. Capiscono che i tokens sono oggetti simbolici da utilizzare come mezzo per ottenere una ricompensa reale. In più, fin quando la scelta è tra gruppi di tokens poco numerosi, dimostrano di saper fare semplici calcoli per ottenere quanto più cibo possibile.

I cebi e la televisione

Un cebo è davanti alla tv. Trasmettono le immagini di un uomo che nasconde una ricompensa sotto una di due scatole differenti. Poi lo schermo si spegne e davanti al cebo vengono messe due scatole identiche a quelle riprese nel filmato. Potendo scegliere, quale solleverà? Se ha capito che ciò che ha visto sullo schermo non è altro che ciò che ora ha davanti, anche se in 3d e un po’ più grande, allora utilizzerà l’informazione del filmato per sollevare la scatola sotto cui ha visto nascondere la ricompensa. Un cebo è riuscito nel compito, un’ulteriore dimostrazione delle capacità “simboliche” di questa specie di scimmie.

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