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Mi sono trovata nella stessa identica situazione qualche giorno fa, so cosa fare”. “La tua macchina fotografica è simile alla mia, so come impostare le funzioni”. Queste semplici frasi nascondono un’abilità cognitiva tutt’altro che scontata: la capacità di ragionare per analogia. Riconoscere un’esperienza o un oggetto come “simili” a qualcosa di già vissuto o visto permette di definire regole generali per l’interpretazione del mondo, aiutando ad affrontare al meglio nuove situazioni. Gli uomini sono “campioni” indiscussi di ragionamento analogico, ma non sono gli unici a possedere questa capacità. I ricercatori dell’Unità di Primatologia Cognitiva e Centro Primati dell’Istc-CNR hanno studiato le origini evolutive dell’analogia nei cebi dai cornetti conducendo una serie di esperimenti sulla categorizzazione di stimoli percettivi e sull’uso di strumenti.

La categorizzazione di stimoli percettivi: il concetto di uguaglianza tra insiemi

Immaginate di essere davanti a uno schermo sul quale prima appare uno stimolo campione costituito da due cerchi identici, poi altri due stimoli, uno costituito da due quadrati identici e uno da un triangolo e un rombo. Quale, tra questi due stimoli di riferimento, è più simile al campione? Se il ragionamento che vi guida è quello analogico, la scelta dovrebbe ricadere sulla coppia di quadrati, che condividono con lo stimolo campione lo stesso tipo di relazione: l’uguaglianza delle figure che lo compongono. Quando questo test è stato fatto ai cebi, dopo un lungo addestramento una scimmia è riuscita a risolvere il compito, dimostrando di riconoscere l’identità di relazione tra coppie di stimoli percettivi. Questo risultato, replicato nelle antropomorfe e nei babbuini, suggerisce che anche alcune specie di primati non umani possiedono abilità analogiche, seppur basilari.

La scelta dello strumento adatto

I cebi usano strumenti sia in natura sia in cattività. Ma sono capaci a scegliere gli strumenti più funzionali all’uso? In Brasile, nello stato del Piauì, i cebi usano sassi e incudini per rompere i duri gusci delle noci di cocco di cui si nutrono. Dopo averli osservati all’opera, i ricercatori del Centro Primati hanno ideato un esperimento per capire se la selezione dei sassi effettuata dai cebi non fosse frutto della casualità (“Ho trovato questo sasso vicino all’incudine, provo a usarlo per schiacciare la noce”), ma della capacità di individuare le caratteristiche funzionali dello strumento (“Ho già usato un sasso per rompere una noce, so come deve essere per tornarmi utile”). I ricercatori hanno lasciato sul campo una serie di sassi naturali diversi per resistenza (friabili vs duri) o dimensioni (piccoli vs grandi), e sassi artificiali dalle caratteristiche percettivamente “in conflitto” (per esempio un sasso piccolo ma pesante, uno grande ma leggero). In tutti i casi i cebi non hanno avuto esitazioni: hanno selezionato i sassi con le caratteristiche adatte allo scopo, cioè duri o sufficientemente pesanti da rompere il guscio delle noci. In altre parole, i cebi hanno ragionato in “modo analogico” e sulla base della loro esperienza hanno scelto i sassi con caratteristiche idonee alla rottura delle noci.

In laboratorio, i cebi sono stati messi di fronte a un altro problema: prendere una nocciolina messa all’interno di un tubo stretto. Per ottenerla, le scimmie potevano servirsi di un bastoncino scegliendolo fra tre di diversa lunghezza e impugnatura messi a loro disposizione. I cebi si sono subito dimostrati molto bravi, ma a questo punto, per assicurarsi che la scelta del bastoncino fosse guidata dalla caratteristica funzionale, cioè la lunghezza, e non da quella non funzionale, cioè l’impugnatura, gli sperimentatori hanno scambiato i manici ai bastoncini. Così facendo hanno scoperto che solo una scimmia selezionava lo strumento in base alla lunghezza. Per far capire ai cebi che per ottenere la ricompensa dovevano “puntare” sulla caratteristica funzionale dello strumento, i ricercatori hanno ideato un altro esperimento in cui, nella fase di addestramento, i manici dei bastoncini venivano scambiati di prova in prova, diventando un indizio del tutto inaffidabile. Con questa nuova metodologia, tre soggetti hanno avuto successo, dimostrando che, opportunamente guidati, anche i cebi possiedono capacità elementari di ragionamento analogico.

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