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Occorre aguzzare l’ingegno” si devono essere detti i cebi (Cebus libidinosus) del Piauì, uno stato del Brasile, avendo a disposizione noci di cocco in abbondanza. Questi frutti sono dissetanti e nutrienti… peccato abbiano il guscio estremamente duro e difficile da aprire. Per aggirare il problema, un gruppo di cebi del Piauì ha trovato un sistema migliore dello schiaccianoci. Sistema le noci di cocco su massi di arenaria e le rompe con grandi sassi di quarzite che possono pesare anche quanto loro, talvolta di più. Nonostante il peso, i cebi usano questi “macigni” con abilità e precisione, rivelando capacità sin ora documentate e studiate solo negli scimpanzè. L’abilità manipolativa di queste scimmie è risaputa e anche l’utilizzo di strumenti in cattività era già stato osservato più di 500 anni fa, ma il mondo scientifico ignorava che in natura i cebi usassero sassi e incudini. A ben vedere, ciò è sorprendente: 40 milioni di anni di evoluzione separano i cebi dall’uomo e dagli scimpanzè. Ed è per questo che quando Elisabetta Visalberghi (Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR di Roma), Dorothy Fragaszy (Università della Georgia, USA), Eduardo Ottoni e Patricia Izar (Università di San Paolo, Brasile) hanno visto queste scimmie al lavoro con i loro occhi hanno deciso all’istante che occorreva saperne di più. Nel 2004 è partito il progetto EthoCebus, per approfondire gli aspetti ecologici, sociali, fisici ed evolutivi di questo straordinario comportamento.

 

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